giovedì 2 ottobre 2014

Un paio d'ore da "perdere" a Glasgow

Prendi due tizi qualunque appena usciti dal JobCentre, poco dopo le dieci di mattina.
Prendi una città nuova, tutta da esplorare.
Prendi delle ore libere, e buttacele in mezzo; quasi tre.
Il risultato sarà: euforia allo stato puro.


Con indosso un rassicurante mantello grigio, Glasgow ci ha concesso di fare la sua deliziosa conoscenza, facendoci palpitare il cuore, disponendo piccole sorprese dietro angoli qualunque.




Di Glasgow avevo sentito dire che era brutta, grigia, fredda. A me Glasgow sta simpatica, invece.
Percorrendo le sue vie percepisco il movimento che la pervade, la creatività sotto l'asfalto, l'energia che trasuda.
Accostamenti improbabili, assurdità qualunque, colori inaspettati: sì, è una città "grigia", ma di un grigio che ti coccola e a cui piace scherzare.


Risaliamo dalla periferia verso il centro attraversando il fiume Clyde, lasciandoci alle spalle dieci minuti di strada percorsa in fretta tra segni di evidente degrado, anche se, venendo da Roma, la contraddizione fatta città, il degrado non è riuscito a sconvolgerci eccessivamente (purtroppo).
Avanziamo sul Victoria Bridge, il ponte più antico della città, con passo lento e aria incantata. Ci prendiamo il tempo di fermarci a guardarlo per un po', il fiume che scorre, imponente e silenzioso.





















Passeggiamo senza meta precisa, oltre il fiume.
Occhi bene aperti e sensi svegli, ci guardiamo intorno in cerca di strade che ci chiamino, di dettagli che abbiano voglia di raccontarsi, di storie.


Quasi senza accorgercene ci ritroviamo nel cuore della città: a sinistra la stazione centrale, a destra la Merchant City. Glasgow è in piedi ormai, indubbiamente sveglia e, a prima vista, molto indaffarata.


Basta girare l'angolo, però, e deviare dalle arterie principali, per trovarsi a percorrere vie pavimentate, ordinate e silenziose. Pigre e colorate.
Deliziose.
Sono proprio quelle in cui preferisco perdermi.




Un bellissimo "bosco urbano" ci sorprende, letteralmente dietro l'angolo.
E quel parcheggio anonimo non sembra più tanto brutto.



Il tempo di immaginare la faccia che farebbe Niccolò se fosse qui con noi e siamo di nuovo in cammino.

Seguiamo gruppi di giapponesi, come i marinai con la stella polare, per orientarci in quella che non sembra propriamente una via turistica, passando di fianco a un suggestivo, decadente (in tutti i sensi), stupendo edificio in attesa di essere demolito. Le recinzioni, le bande di plastica, le erbacce ovunque, non riescono a celare del tutto il suo passato glorioso, donandogli quel tocco in più di atmosfera magica.



Risalendo Castle Street, si comincia a entrare nel mood giusto per prepararsi a far conoscenza con la cattedrale.



Poi si arriva in cima, ci si volta a destra, ed eccola lì.


Ma Lei, ragazzi, merita davvero un post a parte.

Arriva presto!

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