domenica 21 settembre 2014

Lavoro, qualifiche, paure, coraggio, insonnia.

Dunque, quando arriva il momento magico in cui uno si alza la mattina e ha ben chiaro cosa farà da "grande"? No, perché io nel frattempo ho fatto un figlio, mi sono sposata, ho cambiato nazione e ho cambiato idee un sacco di volte, così, giusto per non stare con le mani in mano nell'attesa.
Però la luce in fondo al tunnel non mi sembra ancora di scorgerla, o meglio, il mio più che un tunnel è una di quelle giostre del luna park in cui devi scegliere la porta giusta in cui entrare.
Solo che più passa il tempo e meno mi sento all'altezza di aprirla, quella porta.
Il coraggio strafottente e lo spirito di iniziativa della fase post-adolescenziale lasciano il posto a considerazioni, paure, dubbi, insicurezze e paranoie. Quindi non ci siamo.

Faccio queste considerazioni all'una e un quarto di notte di un sabato sera perché mi sono ritrovata a vagare tra i vari siti di ricerca lavoro e dopo un ammasso di "Questo non lo so fare", "Sarebbe bellissimo ma non ho una qualifica ufficiale per farlo", "Ah però per questo non ho abbastanza esperienza", mi sono chiusa nei pensieri del tipo: ecco quello che ti ritrovi per non aver seguito una strada, quella soltanto, con costanza e determinazione.
Sempre stata quella con troppi interessi e troppo vari. Sempre stata quella troppo poco costante e troppo autodidatta. Sempre stata quella in cerca dello stimolo nuovo. E dopo tanti stimoli e tante spezzettatissime esperienze più o meno brevi, eccomi: con in mano? Spirito di avventura e versatilità, certo; ma quale professionalità? O meglio, quale prova tangibile di professionalità?
Io lo so che so immaginare e rendere reale un costume assurdo, anche inventando tecniche, se non conosco quelle "ufficiali" per realizzarlo; ma magari non so farti il figurino come si deve, o se mi chiedi di stringere una giacca elegante potrei non sapere da dove cominciare. E allora niente, come sarta sono poco spendibile, come designer idem.
Questo solo per fare un esempio, perché come questo potrei elencare almeno altri tre ambiti in cui mi si ripresenta la stessa storia.

E alla fine la necessità immediata del quotidiano fa sì che si proceda in campi più "semplici", tralasciando quelli che magari piano piano si potevano delineare come possibilità di una realizzazione personale diversa. Giorno dopo giorno, lavoretto dopo lavoretto, si vanno allontanando sempre più e, viste da lontano, cominciano ad assumere un'aria surreale, infantile, ridicola. Quelle che sembravano sfide rischiano di trasformarsi in illusioni, in nulla.

Allora bisogna tornare alla ricerca di quel coraggio bambino, di quella sensazione di possibilità e invincibilità di quando si hanno dieci anni e il futuro è una lavagna bianca da disegnare come ti va.

Questo è uno dei motivi per cui volevo così tanto andare, partire, cambiare casa, paesaggio, vita: cambiare me. Riscoprire il coraggio nascosto. Dimostrarmi che c'è, qui dentro, anche se me ne dimentico.



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