lunedì 4 novembre 2013

I giorni yu-hu

Dovrebbero inventare un sistema ingegnoso e supertecnologico che colleghi la sedia della camera  l'armadio al portone di casa.
L'intelligente strumento, in base a criteri preimpostati in momenti di positività verso il mondo e la propria persona, dovrebbe permettere/impedire di uscire di casa in base a ciò che è stato prelevato dalla sedia in camera dall'armadio.
Sarebbe un sistema fenomenale. Io lo adotterei all'istante.

Sospetto che chiunque almeno una volta nella vita si sia lanciato addosso sconsideratamente mezzo armadio, uscendo sconfitto dal confronto e con le sembianze di un rifugiato.
Farò outing. Anzi no, non del tutto.
Stavo per fare l'elenco dei variegati indumenti che indosso in questo momento e con cui sono andata dalla pediatra a fare il certificato medico per domani.
Ho invece pensato che basterà dire che sono gli stessi con cui rantolavo nel letto fino a poco prima (e conoscendomi, raramente si tratta di un pigiama, ancora più raramente di un qualunque completo coordinato), saggiamente coperti da altri più ampi, a emulare il famoso effetto omino Michelin.
In versione barbona, però.
Che camminavo per strada fuggendo con orrore vetrine e finestrini, spietati testimoni di tale scempio, che 'manco il ritratto di Dorian Gray.

La doverosa premessa ci introduce al mio trionfale ingresso in farmacia, preceduto dalla repentina, quanto feroce, presa di coscienza di essere uscita (come se non bastasse) con cinqueeurocinque non uno di più non uno di meno.
Una persona con un grado di pigrizia normale sarebbe tornata a casa e sarebbe ripassata più tardi.
Una col mio, no.
Tento l'impresa: una confezione di "*****", per favore.
Cinque e dieci, grazie.

No vabbè. -.-

Azz. Mo ti pare che non ritrovo dieci centesimi nei meandri della borsa?
Il farmacista, già prima che io cominci la folle ricerca nella valigia borsa con cui mi ostino a uscire, mi avverte che dei dieci centesimi non gliene può fregare di meno e si prende i cinque euro di carta.
Io, imperterrita, insisto. Ne trovo cinque. Non li vuole, ormai.
Alla fine patteggiamo: prende la moneta di rame.

Deve essere stata la mia faccia da morta vivente e l'espressione che quella di Renton in astinenza in confronto era niente.
Oppure il mio look curato; o la gioia di vivere che brillava nei miei occhi.

Però il farmacista senza quella scatola di Buscofen non voleva proprio mandarmi via.


Insomma mi dicono che non si nota quando sto sotto a un treno in quel giorno superfigo del mese, eh?
Una personcina discreta, che passa inosservata, raccolta nel suo dolore con eroica nonchalance.
Se se.

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