giovedì 17 ottobre 2013

La compagnia del papello. Una cronaca epica

Li puoi vedere ovunque. Si aggirano con aria circospetta davanti alle vetrine.
Lo sguardo non è rivolto alla merce esposta, no. Loro puntano in basso, o guardano ai lati.
Cercano un foglio. Quel foglio. "Cercasi personale".

A volte li vedi puntare con spavalderia una vetrina, quando il loro radar attentissimo ha scrutato uno dei leggendari avvisi dall'altro marciapiede.
Salvo poi cambiare rotta inchiodando quando arrivano lì davanti.
"Stage", c'è scritto.
O peggio: "Nuova collezione".

Quando se ne incontrano due è il far west: occhiata di sfida, mano alla zip della borsa.
Sfoderano il curriculum di quattro pagine, specchiatina alla vetrina e spalluccia disinvolta di fronte al rivale e parte la corsa selvaggia. Ma mai correre troppo ed entrare con l'aria sfatta. Sono sempre corsette composte.

Di solito il responsabile del negozio sta sempre facendo qualcos'altro, quando entrano.
E tu li riconosci subito, loro: stanno lì, impalati, passano una mano tra le magliette con aria fintamente interessata o contano le lampadine sul soffitto. In mano sempre il papello.
"Lasciamelo vicino la cassa, grazie". Li liquidano.
Missione compiuta. Almeno per metà.

Poi tornano a casa, accendono il computer.
La signora della finestra di fronte li osserva con un misto di sospetto e compassione. Stanno lì, seduti gobbi, la faccia tendente al verdognolo che fa la muffa dopo un po', gli occhi spalancati e le mani tarantolate sulla tastiera.
La posizione della seduta varia in maniera proporzionale al numero di ore che l'attività richiede. Si passa da una normale seduta composta, al gomito appoggiato sul tavolo con guancia spiaccicata sopra, alla gamba sul tavolo, alla posizione accartocciata sulla sedia, a quella stravaccata col computer in lontananza e ormai solo una mano in azione, con rapidi battiti di palpebre stanche.

Le espressioni sui loro volti sono altrettanto variegate in base all'originalità di ciò che gli si presenta davanti.
Vanno dall'entusiasta, al sognante illuso, allo scoraggiato, al divertito, allo spazientito, al basito F4.

Sostengono conversazioni telefoniche ai limiti del surreale, e si imbattono in personaggi del tutto singolari.

Se va male devono anche improvvisarsi fotografi e prodursi in autoritratti al limite dell'inguardabile, che quell'annuncio là vuole la figura intera. E scattatevela voi se ci riuscite la figura intera da soli, di corsa, senza includere il tavolino Lack o i cuscini del divano o la sedia del salone o peggio un pezzo di tenda che invade l'inquadratura in basso a sinistra.

Quando arriva loro una mail di risposta si producono in gioia e giubilo.
Poi però è sempre una notifica automatica. O una sòla. O un interessantissimo stage formativo di tre mesi full time da Zara a 300 euro al mese. Certo.

A fine giornata hanno dei solchi sotto gli occhi che definire occhiaie è un complimento.
E non hanno fatto un cazzo, sostanzialmente. "Che hai fatto oggi?" "Eh.".

Io sono una di loro.

E pure voi, lo so.

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