"Io me ne vado!
Me ne vado, voglio stare da solo, voglio un'altra casa, un'altra famiglia, non vi voglio più a voi due.
E venite ad aprirmi la porta. Che non ci arrivo, io."
Ma facciamo un passo indietro.
Immaginate la scena: sabato pomeriggio pigro, noi tre stravaccati sul divano, un cartone sparato sulla parete bianca (modalità cinema ON).
La disposizione sul divano è la seguente: Egli, quello piccolo, troneggia indiscusso al centro, noi due ci abbracciamo rispettivamente i due braccioli.
Ho appena sfornato una torta, i bicchieri del succo di frutta sono lì sul tavolinetto-Ikea-da-5euro-santo-subito.
Roba che altro che mulini bianchi e galline varie...
All'improvviso, il dramma.
Cosa sarà mai potuto succedere?
Ebbene io ho osato. Ho osato farlo. L'imponderabile.
Mi sono alzata e sono andata a spiaccicarmi sulle di Lui (provate) ginocchia, osando scavalcare il Re, osando anche solo pensare di pretendere un bacetto, che ne so, ma pure un abbraccio da quello che a tutti gli effetti dovrebbe essere mio marito,.
All'inizio il silenzio. Siamo lì accoccolati e io mi accingo a tornare al mio posto, riscavalcando il Re. Non faccio in tempo.
Egli si alza. E cambia divano.
Io e Lui ci guardiamo. Poi gli chiedo che c'è. "Niente. Voglio stare da solo.", stizzito.
E tutti sanno che quando un discorso comincia così non c'è nulla di buono da aspettarsi.
Tra i tentativi di riavvicinamento sul divano numero due, il solletico pacificatore (inutile), le battute nervose...il film è finito tra urla isteriche, litigate varie tutti contro tutti in modalità random, sbattimenti di porte, minacce di saltare giù dal divano (giuro) e desideri di altre mamme, tra cui in pole position la-mamma-di-Valerio.
Bilancio: un pugno all'indietro sul mio herpes (malimortà), una ginocchiata sulle mie costole (nel tentativo di divincolarsi da un abbraccio), svariate ferite alla nostra autorità (??) genitoriale.
Ora, ok che quando un amore è folle anche le scenate sono folli; ma io e lui siamo una specie di Frida Kahlo e Diego Rivera.
Ovviamente ogni litigio di passione che si rispetti ha una degna riappacificazione. E così è stato, con un lungo abbraccio, lunghe e intense lacrime e lunghe spiegazioni e rinnovate dichiarazioni d'amore.
Lui ha quattro anni e mezzo, vorrei ricordarlo a tutti.
Roba che a quattordici non ci voglio nemmeno pensare che tira fuori...
Epilogo
Domenica sera, stessa scena ma diversa disposizione sul divano. Io e Nicco ai lati, Fabio al centro.
Lilli e il Vagabondo si spomiciazzano tra polpette e spaghetti.
Io mi sto lentamente stravaccando e da sola ricopro metà del divano. Scrocchio un bacio al sopracitato marito, poi lo abbraccio. Memore del giorno prima, tento di avviluppare nell'abbraccio anche il mio amante in miniatura, il quale non ci fila affatto, a dirla tutta.
Egli mi guarda, ci abbraccia con l'aria di chi ci sta concedendo un minuto del suo preziosissimo tempo e poi torna al film, rapito.
Un secondo dopo si gira: "Mamma, tranquilla, te lo puoi abbracciare. Non mi arrabbio oggi."
O.O
Me ne vado, voglio stare da solo, voglio un'altra casa, un'altra famiglia, non vi voglio più a voi due.
E venite ad aprirmi la porta. Che non ci arrivo, io."
Ma facciamo un passo indietro.
Immaginate la scena: sabato pomeriggio pigro, noi tre stravaccati sul divano, un cartone sparato sulla parete bianca (modalità cinema ON).
La disposizione sul divano è la seguente: Egli, quello piccolo, troneggia indiscusso al centro, noi due ci abbracciamo rispettivamente i due braccioli.
Ho appena sfornato una torta, i bicchieri del succo di frutta sono lì sul tavolinetto-Ikea-da-5euro-santo-subito.
Roba che altro che mulini bianchi e galline varie...
All'improvviso, il dramma.
Cosa sarà mai potuto succedere?
Ebbene io ho osato. Ho osato farlo. L'imponderabile.
Mi sono alzata e sono andata a spiaccicarmi sulle di Lui (provate) ginocchia, osando scavalcare il Re, osando anche solo pensare di pretendere un bacetto, che ne so, ma pure un abbraccio da quello che a tutti gli effetti dovrebbe essere mio marito,.
All'inizio il silenzio. Siamo lì accoccolati e io mi accingo a tornare al mio posto, riscavalcando il Re. Non faccio in tempo.
Egli si alza. E cambia divano.
Io e Lui ci guardiamo. Poi gli chiedo che c'è. "Niente. Voglio stare da solo.", stizzito.
E tutti sanno che quando un discorso comincia così non c'è nulla di buono da aspettarsi.
Tra i tentativi di riavvicinamento sul divano numero due, il solletico pacificatore (inutile), le battute nervose...il film è finito tra urla isteriche, litigate varie tutti contro tutti in modalità random, sbattimenti di porte, minacce di saltare giù dal divano (giuro) e desideri di altre mamme, tra cui in pole position la-mamma-di-Valerio.
Bilancio: un pugno all'indietro sul mio herpes (malimortà), una ginocchiata sulle mie costole (nel tentativo di divincolarsi da un abbraccio), svariate ferite alla nostra autorità (??) genitoriale.
Ora, ok che quando un amore è folle anche le scenate sono folli; ma io e lui siamo una specie di Frida Kahlo e Diego Rivera.
Ovviamente ogni litigio di passione che si rispetti ha una degna riappacificazione. E così è stato, con un lungo abbraccio, lunghe e intense lacrime e lunghe spiegazioni e rinnovate dichiarazioni d'amore.
Lui ha quattro anni e mezzo, vorrei ricordarlo a tutti.
Roba che a quattordici non ci voglio nemmeno pensare che tira fuori...
Epilogo
Domenica sera, stessa scena ma diversa disposizione sul divano. Io e Nicco ai lati, Fabio al centro.
Lilli e il Vagabondo si spomiciazzano tra polpette e spaghetti.
Io mi sto lentamente stravaccando e da sola ricopro metà del divano. Scrocchio un bacio al sopracitato marito, poi lo abbraccio. Memore del giorno prima, tento di avviluppare nell'abbraccio anche il mio amante in miniatura, il quale non ci fila affatto, a dirla tutta.
Egli mi guarda, ci abbraccia con l'aria di chi ci sta concedendo un minuto del suo preziosissimo tempo e poi torna al film, rapito.
Un secondo dopo si gira: "Mamma, tranquilla, te lo puoi abbracciare. Non mi arrabbio oggi."
O.O
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