mercoledì 9 ottobre 2013

In coda, un giorno qualsiasi

La signora davanti a lei si gira e le rivolge un tentativo di sguardo complice.
Lei, sovrappensiero, non lo coglie al volo. E' in quel momento che si accorge della vecchietta che armeggia con la carta in tutte le direzioni davanti al bancomat, evidentemente da molto tempo, e capisce il perché della fila bloccata e dello sguardo della signora bionda.
"E' lì da molto?" allora chiede alla bionda, solo per darle soddisfazione perché in realtà non gliene può importare di meno.
In sottofondo la città: rumori di caffè dal bar vicino, chiacchiere, clacson e la voce forte di un uomo al telefono, che lei vede soltanto con la coda dell'occhio.

L'interminabile lotta della vecchietta con la tecnologia continua, e continuano pure ad aggiungersi persone alla coda. Ognuna porta con sé la sua occhiata spazientita.
 Annoiata dalla fila, lei si guarda intorno e intercetta lo sguardo dell'uomo al telefono.
- Ma non è...? No, no, gli assomiglia soltanto vagamente...
Quanta gente si incrocia per caso in città, e quanta di questa gente si assomiglia in modo curioso.

Riprende il suo vagare con gli occhi: il cielo grigio, con le prime gocce che cominciano a cadere; la sua macchina in doppia fila. Il pensiero che la persona che ha visto sia effettivamente quella a cui crede che assomigli si fa strada nella sua mente e con questo cresce l'esigenza di guardare da un'altra parte per evitare dialoghi vuoti e fuoriluogo. Ma tanto finché è al telefono...

La vecchietta finalmente imbrocca il verso della carta, non conclude comunque nulla e si allontana insultando il computer, la banca e tutto il palazzo.
La bionda scatta, prima che quella ci ripensi, e si lancia sul bancomat.
L'uomo intanto parla ancora forte al telefono. Presumibilmente sta parlando d'affari, lo si capisce dal tono impegnato. E lo si deduce dalla valigetta che porta con sé.

E' finalmente il suo turno. La bionda è stata rapida.
Si avvicina in fretta e con lo sguardo basso verso il bancomat. La conversazione dell'uomo al telefono è sempre più vicina, la sente quasi dietro le spalle.
Poi il silenzio.

Inserisce la carta; immette il pin.

"Come mai da queste parti?" una voce seria, le rivolge la domanda.
Ecco. Appunto.

"Ciao..come stai? Mah sai, io ci vivo qui...da qualche anno."
"Ah..."
"Tu, ancora qui?"
"No."
"Ah."

Comanda al bancomat di darle dei contanti, nonostante questo sembri ribellarsi.
Lui è con un piede pronto ad andare e con l'altro ben ancorato, in quello spazio-tempo dilatato armeggia col cellulare.

"E il pupo?"
"Eh, a scuola a quest'ora" (ma poi che ne sa, che ne ha uno?)
"Bene, bene.
Sai, ne ho uno anch'io..." e mostra tutto fiero la foto sul cellulare. Se l'era preparata.
Solo in quel momento si sbottona in una risata, che comunque non allenta l'atmosfera densa e tesa. La tensione di quegli incontri in cui non hai nulla da dirti. In cui rincontri persone che hanno conosciuto un'altra te, un altro pezzetto del tuo mondo che ora non c'è più e non sapresti quasi riconoscere. Persone che nemmeno ti piacevano, e con cui ti ritrovavi incastrato per forza, per stare con altre, di persone; perché la vita va così.

Quando la gente non si vede da molto poi non ha mai nulla di intelligente da dirsi.
"Ah che carino."
"Eh sì, ha 6 mesi!"
"Ma pensa te..."

Solo in quel momento finalmente lo guarda in faccia. Ed è un effetto strano, una sensazione di inadeguatezza quella che la assale, quella strana tristezza che vede nei suoi occhi la contagia.
"Beh, ora che fai?"
"La spesa. Stavo andando a fare la spesa."
Sono quegli occhi incorniciati da sopracciglia disegnate, che quelle vere non ci sono più.
Ed è su quel particolare che il suo sguardo si sofferma, e forse lui se ne accorge perché il piede destro, che già lo incitava alla fuga, prende finalmente il sopravvento.

"La vita è strana. Stammi bene." Lo dice già quasi di spalle e ad almeno cinque passi di distanza.
Lei bofonchia qualcosa e poi un "Ciao", seguito dal suo nome abbreviato, come sempre. Come per riportare alla realtà quella situazione surreale.

Il signore in fila dietro di lei intanto si produce nell'ennesimo sguardo spazientito. Lei torna inutilmente alla sua operazione al bancomat: "Funzione non disponibile".
Prende tutto e se ne va, passo svelto verso la macchina, che quello dietro deve uscire.






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