Prima non potevi immaginarlo. Prima non potevi nemmeno
sospettarlo. Non te ne rendevi conto, o forse non te ne fregava neppure tanto.
Poi, un giorno succede.
Hai partorito da poco, vuoi giustamente uscire con una tua
amica. Sabato pomeriggio. Roma.
Andiamo in centro! ...Con i mezzi! –povere illuse ignare di
ciò che ci attende-
E così capita di trovarsi a scendere dalla metro a piazza di
Spagna e scoprire che non c’è un ascensore. Azz...l’ascensore...mica c’avevo
mai fatto caso...vedi io andavo spavalda con la carrozzina e invece...
Chiediamo aiuto a una tizia che lavora lì, che mostrando
estrema disponibilità e comprensione ci fa: “Embè? Siete in due! Una prende la
carrozzina e la inclina sulla scala mobile e l’altra tiene il bambino!” Ah
però! Tu sì che m’hai risolto la giornata! Ma dico, se stavo da sola? Vi
assicuro che è impossibile praticare “l’inclinazione-carrozzina con tanto di marmocchio
inside” ...si rischia l’effetto catapulta! Mi sono incazzata come una biscia al
solo pensiero che, porcocane, se una vuole uscire DA SOLA, e questo è un
sacrosanto diritto, con un neonato, senza macchina nè “assistenti”, beh mica lo
può fare! A meno che non esca dotata di marsupio o fascia...che però secondo me
non è sempre la soluzione migliore, soprattutto se lo spostamento non è proprio
breve e si prevede di stare fuori qualche ora. Ma poi, voglio dire, io potrò
uscire come cavolo mi pare o no? Col marsupio, con la carrozzina, con 8 amiche,
da sola, con la macchina, con l’autobus, con la metro o il tram? La risposta è no!
Ora, la cosa fantastica che ho notato è che hanno messo i
tornelli per i disabili, che sono anche quelli per la carrozzina, in tutte le fermate
della metro... oh, ma che progresso! Sì, solo che poi passato il tornello ti
trovi di fronte la ripidissima scala mobile. E basta. Non hai vie di scampo. Puoi
però tentare il lancio nel vuoto, eh, attenzione!
Guai a voi poi ad avventurarvi a piedi. I marciapiedi a Roma
sono pensati apposta per tenerti in forma, fai step... aggratisse, che vuoi di
più? E se per caso c’è una discesina? Tranquillo, c’hanno parcheggiato davanti!
Pensavi te...
E così sali, e scendi, e smadonna, e inclina, e impenna, e smadonna
n’altra volta, e te casca la borsa, e si sveglia con tutti ‘sti salti, e
arismadonna. Poi dici le mamme sono isteriche...
In più ci si mette la scarsa comprensione, vedi sopra, di
chi ci lavora nei mezzi pubblici. Non generalizzo, per carità, perché fortunatamente non sempre è così, e l'ho sperimentato. Giuro però di
aver assistito alla scena di una mamma che saliva con la carrozzina su un
autobus, redarguita dall’autista che “La carrozzina impiccia, non ci si può
salire! Solo per stavolta, la prossima non sale mica!”. Ma stiamo scherzando?
Allora mi mandate l’autista privato sotto casa! Che allora se io non voglio/posso
prendere la macchina non posso uscire da sola?
E quante volte mi sono caricata la carrozzina per fare le
scale che non tutti gli uffici/negozi hanno salitine, ascensori o robe varie? Quante
altre ho chiesto aiuto a qualche passante per fare queste operazioni? Una volta erano le scale, tante scale, della stazione Tuscolana,
sempre senza ascensore o simili.
Vogliamo poi parlare degli ostacoli sui marciapiedi? Pensavate
che il problema era solo la salita/discesa? Vi sbagliavate! Ci sono anche da
considerare:
-
le buche, meglio chiamarle crateri, ma anche i dossi;
-
le radici, alte 30 cm, e ramificate;
-
i marciapiedi che, così di punto in bianco, spariscono
nel nulla;
-
quelli che si assottigliano gradualmente costringendoti
a singolari derapate se vuoi evitare di essere travolta dalla caciara di
macchine affianco a te;
-
le macchine/motorini parcheggiati SUL marciapiede, che ti
permettono però di specializzarti nello slalom, con grande soddisfazione del
tuo Gnomo, che nel frattempo può accarezzare tutte le ruote che gli capitano a
tiro, c’è da dirlo.
E se tutto questo è scomodo per una mamma da sola, diventa
drammatico per un disabile, ci ho pensato spesso.
Sono cose di cui ci rendiamo conto quando ce le ritroviamo
inevitabilmente sbattute in faccia, o meglio, sotto ai piedi. Almeno per me è
stato così, prima non ci facevo molto caso, purtroppo. Faccio notare spesso
questa cosa perché mi colpisce parecchio, visto che quasi sempre giro senza
macchina e spesso mi rendo conto di essere una dei pochi temerari.
Mi piacerebbe una città più attenta alle esigenze di tutti,
con meno macchine, più mezzi pubblici e soprattutto mezzi più attrezzati. Anche
con un po’ più di comprensione, invece di sguardi spazientiti verso chi “ti
rallenta la giornata” con il suo problema.
Che poi la pazienza, voglio dire, la dovremmo perdere noi quando ci ritroviamo protagoniste involontarie di scenette del genere.
Ripeto, poi dici che una è esaurita... eh se ci si mettono
pure i marciapiedi!
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